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Autografi di Ariosto

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La collezione presenta le lettere autografe scritte da Ludovico Ariosto tra il 1509 e il 1525, in veste di “officiale” di Alfonso I d’Este.

Di queste missive, conservate presso l’Archivio Segreto Estense,la collezione fornisceriproduzione fotografica e trascrizione, quest’ultima tratta da L. Ariosto, Lettere, a cura di A. Stella, Milano, Mondadori, 1965.

Il corpus completo delle lettere dell’Ariosto consta di 214 missive, scritte tra il 1498 e il 1532. Presso l’Archivio di Stato di Modena (=ASMO) si conserva oggi circa un terzo delle lettere autografe.

A parte la prima del 1498 indirizzata al grande tipografo Aldo Manunzio, scritta in latino, tutte le altre lettere sono in volgare e forniscono un ritratto della vita quotidiana dell’Ariosto cortigiano della casa d’Este: servitore fedele adatto a sbrigare le più varie mansioni, quindi ambasciatore accorto nella Roma di Giulio II, e poi commissario nelle riottose della Garfaganana, da poco acquisite ai domini estensi.

Del vasto corpus di lettere quelle conservate presso l’ASMo sono riconducibili essenzialmente a due ambiti: le missive al Cardinale Ippolito d’Este, il primo signore di Ariosto (1509-1513), e quelle al duca Alfonso I risalenti al commissariato in Grafagnana (1522-1525).

Nella prima sezione si alternano tanto testimonianze del ruolo giocato dagli Este nelle vicende belliche conseguenti alla Lega di Cambrai quanto richieste di sostentamento per una condizione finanziaria spesso precaria.

Nella seconda sezione si raccolgono testimonianze tra le più vive e accorte di un grande poeta del Cinquecento alle prese con un’esperienza politica assai complessa e confliggente con le sue attitudini umane e intellettuali.

D’altra parte un’attenta lettura di queste lettere ci consente di scagionare parzialmente il nostro autore da quell’accusa di incapacità amministrativa a lungo imputatagli, sulla base, peraltro di una candida e struggente autoaccusa che si può leggere in uno degli autografi (Non sono homo da governare gli altri homini, n. 11).

È a Antonio Cappelli, liberale ottocentesco, che dobbiamo la prima sistematica ricerca degli autografi ariosteschi nell’Archivio estense. Egli, con l’aiuto di altri archivisti, iniziò a reperire al maggior parte delle carte che oggi compongono il corpus ariostesco, conservato presso il fondo Cancelleria, Archivio per materie, Letterati.

In tempi recenti Angelo Stella ha prodotto accurate edizioni critiche inserendo alcuni inediti anch’essi confluiti nel faldone ariostesco.

La numerazione e la trascrizione utilizzata per questa collezione digitale si rifà all’edizione Stella.