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Lettera 47

Magnifico mihi honorandissimo Domino Opizo Remo Ducali Secretario etc. Ferrariae.

Magnifico m. Opizo mio honorando. Bastiano presente exhibitore viene per suplicare al Signore nostro in suo nome, e forse ancho per suo zio Leone, ambidui da Gragnanella, che voglia lor rimettere la condennatione ne la quale sono incorsi per haver feriti l’un l’altro; e sono quelli a punto di che Vostra Magnificentia mi scrisse a’ dì passati che la intentione del Signore nostro era di non far loro altra gratia più di quella c’havevan per li statuti. Pur, perché son poverhomini e me n’hanno pregato, io li raccomando a Vostra Magnifecentia, che faccia il Signore star contento de le 35 lire c’ha pagato ciascun di loro. Gli è vero che l’ordine era che non havessino ad uscire di prigione finché non havessino satisfatto a tutta la somma; pur a’ preghi di molti homini da bene son stato contento di far lor termino del resto de la metade per tutto questo mese e de l’altra metade per tutto novembre: ma bene ho assecurato la Camera che al tempo debito serà pagata. Hor, come dico, Sabastiano viene per impetrar gratia, e così io lo raccomando a Vostra Magnificentia, facendoli fede che paga malvolentieri, et a Vostra Magnificentia mi raccomando. Appresso, io scrissi a’ dì passati come un Balducio da Carreggini, imputato de haver morto un Togno che stava alla Isola Santa, se era venuto sponte a porre in prigione del Capitano di Camporeggiano; ma che sùbito, cioè l’altro dì che’l detto Balduccio si era posto in prigione, il detto Capitano si era partito da l’officio con la licentia alla usanza de le Sôr da Genua, et ito un poco a spasso a casa sua in Lunigiana: e per questo, e perché non stavo sicuro che costui, con speranza di purgare l’indicij con poca lavatura, si fusse d’accordo andato a porre in prigione, havevo disegnato di mandare a tôrre questo prigione, e di tenerlo qui a Castelnovo, acciò che non si examinasse senza me. Hieri, essendomi per altre facende accaduto andare a Camporeggiano, havevo pensato di menarlo mieco in qua, e tanto più me ne venne voglia quando vidi in che modo era tenuto, perhò che va libero per la ròcca, e senza guardia, et a lui sta l’andare et il stare; pur, a’ prieghi di ser Constantino, il quale è il notaro in quel loco, fui contento di non far questa ingiuria al capitano, ma ben comandai al cavalliero del capitano che lo ha in guardia, et ancho al notaro, che lo dovessino tenere in prigione, e con li ferri alli piedi, e che ancho quando accadesse che purgasse l’indicij, non lo lasciasseno senza mia commissione. La parte offesa ha fatto gran querela a me che costui sia tenuto così largamente, e voria ogni modo ch’io pigliassi questa causa in me, e credo che suplicherà. Io non mi curerei già di questo impaccio, perché ci son mal atto, ma non serìa male che alla cognitione di questo s’accompagnassi il capitano di Castelnovo con quel altro di Camporeggiano, acciò che una volta s’incominciasse in questo paese a punire li malfattori, che, per la impunitade c’hanno havuto pel tempo passato, e pel poco braccio che li officiali han qui, multiplican di sorte che non è sicuro il paese in alcun lato. Ma la vicaria di Camporeggiano sta molto peggio, ché di poi ch’io son tornato da Ferrara è stato morto uno a San Romano; un altro in un altro loco pur di quella Vicaria è stato preso da quel Ginese, che ancho amazzò il conte di San Donino, e legato ad un arbore nudo; e poi che l’ha havuto legato gli ha dato sedici ferite, e tutta la notte quel poverhomo è stato legato ne la selva, né fino al giorno a grande hora ritrovato: e pur anchora è vivo. Quelli ribaldi da Ponteccio stanno tuttavia a casa, et anchora hanno ardimento di mandare a domandarmi accordo; e per l’uno di essi, cioè Bernardello, è venuto Simon Contardo, e mi ha offerto che quando io gli perdoni, che darà sicurtà di trecento ducati di non fare dispiacere ad homo del mondo e di vivere costumatamente e di pagare tutto quello che ha tolto da li castronari di Domenico di Amorotto, e sopra questo di donare a me, o voglia una muletta o voglia 10 ducati d’oro. Similmente è venuto un altro da parte di Bertagnetto, e mi ha fatto la medesima offerta, et ancho lui, per la sua parte, di donarmi altri 10 ducati; poi hieri, ch’io fui a Camporeggiano, gli Otto di quella Vicaria mi pregaro del medesimo per tutti quelli assassini, che darebbono securtade di 300 ducati di vivere d’homini da bene. Io ho mostrato di dar loro qualche speranza, e questo perché mi proponevano che s’io volevo far loro un salvo condotto che mi venisseno a parlare, mi farebbono intendere che il tôrre de li denari a quelli lombardi (che poi restituiro), et il tôrre di prossimo questi castroni era stato lor fatto fare sotto fede che ne farebbono piacere al Signore nostro, e che parlandomi mi direbbono chi fusse stato quelli che acciò li havesson persuasi. Io non ho voluto a patto ignuno che mi vengano a parlare, né far lor alcun salvo condotto, ma ho lor fatto dire che mi scrivano tutto questo che mi voglion dire a bocca: e così son rimaso con loro. Gli ho usato ancho un poco di mansuetudine, perché ho pratica con alcuni homini da bene da Sillano, che assicurandoli un poco sperano di darmili ne le mani. Quest’altri dal Silico, che amazzaron ser Ferdiano, stanno tuttavia al Silico et a Cesarana; io non cesso di pensare e di fantasticare come senza spesa del Signore nostro io possi accrescere le mie forze, per fare che almeno questi ribaldi habbian paura di me. E per questo hieri fui a Camporeggiano, dove havevo commesso che fusson chiamati gli Otto di quella Vicaria ; ma, per essere andato il mio comandamento tardi, non ne potei haver se non quattro. A questi feci intendere come a’ dì passati, ch’ero stato a Ferrara, havevo havuto lungo parlamento con l’excellentia del Signore circa li delitti ch’ogni dì si commettevano in la lor Vicaria, e che sua excellentia volea provederli ogni modo, e che stava in pensiero di mandare un’altra volta il suplemento fin alli 25 balestrieri, e che voleva più presto che essa vicaria si dolesse di pagare questi balestrieri, che fusse lasciata a questo modo in preda alli assassini e ribaldi; ma che da l’altra parte, havendo pietà alla povertà sua, era stato perplesso assai; ultimamente havea elletto questo expediente: che la vicaria di Camporeggiano eleggesse cinquanta homini sotto dui caporali, e quella di Castelnovo cinquant’altri sotto dui altri caporali, e questi fussino obligati, o tutti o parte secondo li bisogni, ad ogni richiesta del commissario venire armati, et insieme con li balestrieri andare a far le executioni che serian lor commesse, et ogni volta che fusseno messi in opera, ogni Vicaria fusse obligata a pagare li suoi a sei bolognini per fante il giorno: ché questa serìa poca spesa alla Vicaria, e pigliandosi questo ordine non accaderà che’l Signore mandi qui altri balestrieri. Alli quattro Otto che quivi si trovaro piacque questo modo, e dissero che era poca spesa e per riuscire loro in grande utile, ma che volevano termine a rispondermi finché havessino parlato col resti de gli Otto, e che speravano che a questo tutti seriano di una volontade. Io ho voluto di questo avisare vostra Magnificentia, acciò che accadendo che qualchuno di questi venisse a Ferrara e ne parlassi, io non paressi bugiardo. Con quest’altra Vicaria di Castelnovo credo facilmente di ottenere questo ordine, il quale succedendo come spiero, non credo che li banditi si fermino troppo in questa provincia. Pierino Magnano hoggi son 12 giorni che con mie lettere si partì da Castelnovo, e mi disse che voleva venire ad ubidire il Signore; se sia a questa hora giunto o non, Vostra Magnificentia lo può sapere meglio di me: a me è detto (ma non so se ben lo debbia credere, perché la persona che me l’ha detto non è troppo sua amica), che dopo che si partì di qui è stato alcuni dì ascoso con alcuni banditi nel campanile di Villa, terra qui vicina, e che poi è ito a Pistoia. A Bastiano Coiaio ho fatto un altro comandamento, et assignatoli un termine che mi è parso conveniente di appresentarsi dinanzi al Signore: esso sta pur con speranza che, prima che’l termine finisca, il Signore habbia da revocare questa commissione. Come ho detto, hieri fui a Camporeggiano, e quelli homini si maravigliano che’l Signore non manda un capitano nuovo, o non conferma questo che sin qui ci è stato, perché il suo termine finì a San Michele. li capitaneato di Camporeggiano è molto migliore di questo di Castelnovo, et hora che le cose son pacifiche, credo ch’ogni homo da bene ci veria volentieri. Altro non m’occorre al presente: a Vostra Magnificentia mi raccomando.

Castelnovi, 5 octobris 1522.
di Vostra Magnificenti
Ludovico Ariosto.