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Lettera 55

Castelnuovo, 25 novembre 1522, al Duca Alfonso I d’Este

In questa lunga missiva, il Servitor dà conto al Duca dei travagli che attraversano il territorio di sua competenza, a partire dall’avvicendamento del podestà di Trasilico, inviso al Duca ma ben voluto dalla popolazione locale, alla condotta scorretta e avida (tale, addirittura, da generare sospetti di connivenza con i malviventi) del capitano di Camporgiano, fino ai provvedimenti legali da prendere nei confronti del bandito Pierino Magnano. Tutta la lettera è incentrata sul dissidio fra realtà ed apparenza. Un caso esemplare è quello di Domenico D’Amorotto, il quale si proclamava servitore del Duca, per quanto Ariosto non fosse per niente convinto dell’autenticità della sua benevolenza. È inoltre interessante il lessico della simulazione e dissimulazione che sostanzia una vera e propria retorica della sospensione, centrale per la cultura cortigiana del Cinquecento.


Illustrissimo et excellentissimo Domino Domino meo singularissimo omino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.

Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Per ubidire alla excellentia vostra ho fatto chiamare gli homini de la Vicaria di Trasilico, e fatto loro intendere da parte di quella che elleggano un altro potestade, ché vostra excellentia non vuole che ser Tomaso Micotto più faccia l’ufficio. Essi homini mi domandaron termino a far questa ellectione sei giorni, e poi tornaro in capo di dui, e mi dissero che mi pregavano ch’almeno io dessi dilatione a questo ser Tomaso che potesse venire al conspetto di vostra excellentia prima ch’io lo privassi de l’officio e che essi n’elliggessino un altro, con speranza che quella serìa contenta che per dui mesi anchora seguitassi, finché fussi in capo de l’officio, che gli fu dato per un anno; e che essi mi facevano questi preghi perché erano pregati da detto ser Tomaso che non gli facessino questa ingiuria, e ch’ essi erano sforzati haverli rispetto, fussino li suoi portamenti come si vogliano, per essere di buon parentado in questi paesi. Io né in tutto ho voluto negare la lor domanda, né ancho compiacerli con disubidientia di vostra excellentia, e feci che ellessino un potestade che rendessi lor ragione, finché ser Tomaso, o rifermato o in tutto excluso, ritornassi da Ferrara ; e così ellessino m. Achille Granduccio, che solo in tutta Grafagnana si trova essere dottore: e veramente, oltra la dottrina, homo molto da bene, che ancho vostra excellentia ne può havere havuta qualche prova, ché non son molti giorni che era Iudice de’ Maleficij a Ferrara. Quando poi vostra excellentia vorà che, o al presente, o al principio de l’anno, o a marzo (che fu il tempo che questo ser Tomaso intrò in officio), che questi homini facciano la consueta ellectione, s’elleggeranno questo medesimo che hanno ora sustituito, cioè m. Achille, la ellectione non potria essere migliore; se ancho elleggeranno altri, io ne farò iusta relatione a vostra excellentia. Appresso, per essere alquanto di discordia fra il Capitano di Camporeggiano et uno Leoardo da San Romano, al quale a’ dì passati vostra excellentia ha fatto gratia libera d’una condennatione che gli havea data detto capitano, e la discordia è che’l Capitano voria exigere il caposoldo, cioè dui bolognini per libra de detta condennatione, allegando che la mente di vostra excellentia non è di donare quello che proviene a gli officiali; io son stato alquanto sospeso di determinare questa diferentia, ché da una parte mi pare che l’exactore non debbe haver guadagno dove non ha fatica di riscodere, et io, che sono exactore a Castelnovo e simelmente ho d’havere li dui bolognini per libra, mai non gli ho domandati di condennatione ch’io habbia riscossa; da l’altra parte la ragione del capitano non mi pare di poco momento, che dice questo essere per suo emolumento, e che levandogli li emolumenti non ci potrà vivere, e che se non ne havrà frutto non farà per l’avenire de le condennatione: sì che prego vostra excellentia che si degni di chiarirmi quello c’ho da far, o più presto da tolerare, circa questo, perché il capitano ha voluto ogni modo detto caposoldo. Ben la suplico che non faccia, come si dice, de l’un figliolo e de l’altro figliastro, che dovendo havere lui li dui bolognini per lira, anch’io li habbia; tanto più che io ho la fatica de l’exigere, che esso li ha senza fatica di exigere, perché a Camporeggiano è poi ancho uno exactore seperato che, oltra quelli del capitano, tolle ancho egli dui bolognini per lira: e come vadano quelle exactioni di quella Vicaria, il fattore lo debbe sapere, se mai ne vede conto. Perché vostra excellentia sappia tutto quello che accade in questa provincia, io scrissi a’ dì passati a quella che’l Capitano predetto haveva havuto ne le mani un Balduccio, il quale, insieme con prete Matheo e dui altri ribaldi, havevano gettato giù d’una balza et amazato un poverhomo, il qual Balduccio se era venuto a porre spontaneamente in mano del detto Capitano; e che intendendo io che lo tenea molto sciolto, e per questo havendo suspicione che’l iudice e il malfactore fussino d’accordo insieme, commisi al notaro di Camporeggiano, non ci essendo il capitano, che gli commettesse da mia parte che non lo lasciasse senza mia licentia; e che poi senza farmine intendere alcuna cosa lo absolse e liberò di prigione: a questo non mi è stato mai dato alcuna risposta. Appresso ho a significare a vostra excellentia un’altra cosa simile, non per dir male, ma perché vostra excellentia intenda tutto quello che intendo io pertinente a questo officio. Fu a’ dì passati fatta una rissa qua su a San Romano, dove padre e figliolo intervenne ad uno homicidio, et io di questa cosa examinai dui o tre testimonij che deponevano assai gagliardamente che’l padre et il figliolo n’erano colpevoli, e tal testificato mandai al detto capitano; appresso intesi, non già che’l capitano mai me n’habbia avisato né detto parola, che’l padre se era andato a porre in prigione, e poi ho sentito che è stato liberato et absoluto. Signor mio Illustrissimo, a me pare, se in queste cose non fosson fraudi, non si schivariano di communicarle meco, e vengo in dubbio che detto capitano non metta in effetto quello che, essendo già in contesa con gli homini de la sua Vicaria che gli negavano di dare un certo premio per havere esso fatto iustitiare un ribaldo, disse presente molti homini da bene: che poi che di questa executione di iustitia negavano di premiarlo, impiccaria per l’avenire le borse e non li ladri. Questo non ho scritto per referire male, ma per advertire vostra excellentia che quando le fusse raportato che qui non si fa iustitia, ella non creda che sia mia colpa. Io havrei più ardire di riprenderli se non fusse che allegano c’hanno comprato l’officio, e che bisogna che se ne rivagliano; pur, o comprino o habbiano in dono, mi parria lor debito che di queste cose che importano mi dovesson far participe. Appresso un m. Zan Iacomo, il quale sta alla badia di Frassanoro et al quale ho qualche obligatione per honore che sempre a me et alli miei ha fatto quando mi accade di andare e di mandare inanzi e indrieto, e per questo, ma più perché mi credo che sia gran servitore di vostra excellentia, l’amo e desidero ogni suo bene; esso mi scrive la qui inclusa lettera, per la quale si duole come vostra excellentia vederà. Vostra excellentia giudichi se si duole a ragione o torto; di questo fo ben fede a quella, che, per quello ch’io lo conosco, gli è molto fedele et affectionato, et ancho ser Tito, qui notaro, potria di questo fargli più certa testimonianza. Esso scrive, et ancho più volte ha cercato di persuadermi, che Domenico d’Amorotto sia buon servitore di vostra excellentia ; che esso sia o non sia, vostra excellentia lo debbe sapere meglio di me: io per me di questa bona opinione di Domenico non son ben chiaro, perché gli effetti che per li tempi passati ho veduto mi paron contrarij; pur, havendo esso più possanza in questi paesi che non hanno li officiali di vostra excellentia, non mi pare che sia fuor di proposito di mostrare di credere che più presto ne sia amico che inimico, finché un dì m. Domenedio provegha che possiamo più di lui. Io mi son sforzato fin adesso di tenermilo per amico, et ancho di persuadere a lui che vostra excellentia l’habbia per buon servitore; e questo credo che sia stato bona causa che fin adesso non ha (sotto specie di partialitadi) molestata questa provincia. Se questo mio discorso par bono a vostra excellentia, prego quella che ancho con extrinseche demostrationi si sforzi di tenere Domenico, se non amico, almen non nimico; se ancho le par meglio ch’io faccia altramente, me ne dia norma. Io ho da significare a vostra excellentia come a questi dì dui preti, l’uno da Reggio e l’altro qui da Sillano, andaron a trovare il Signore Alberto da Carpi a Lucca mandati da Domenico d’Amorotto, il quale Domenico domandava di essere fatto commissario similmente del piano di Reggio come è de la montagna, e s’accompagnaro qui con uno al quale per via disseno questo che andavano a fare; e questo l’ha riferito a me, e dettomi come il Signore Alberto ha fatto a Domenico quanto ha domandato. Qui si dice che Pierino Magnano si è presentato al conspetto di vostra excellentia; quando sia vero, aspetto da lei intendere come m’ho da reggere circa la confiscatione de li suoi beni. Io ho fatto condurre certa poca quantità di grano, che era ad una sua possessione, anchora che si sieno (come ancho ho scritto) appresentati chi dicon haverlo comprato dal figliolo; l’ho fatta condurre qui in ròcca, e ci farò ancho condurre un poco di vino, e tutto quello che di lui si trova mobile, ma non ne farò altro contratto finché non ho novo aviso da vostra excellentia, salvo ch’io pagherò li balestrieri e le spese de la condutta. Altro non occorre al presente; in bona gratia di vostra excellentia mi raccomando.

Castelnovi, 25 Novembris 1522.
humillimo Servitore Ludovico Ariosto.

METADATI

  • Mittente: Ludovico Ariosto
  • Destinatario: Alfonso I d’Este
  • Data: 25 novembre 1522
  • Luogo di spedizione: Castelnuovo
  • Collocazione: ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 15.