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Lettera 64

Castelnuovo, 15 aprile 1523, al Duca Alfonso I d’Este

Lettera posta sempre sotto il segno dell’irresolutezza e della richiesta di aiuto da parte del Duca. Ariosto ha fatto tre proposte al parlamento generale della Garfagnana al fine di sconfiggere i banditi, ma alla fine ha dovuto desistere perché i rappresentanti se ne sono andati catervatim per paura di rappresaglie. Neanche a tavola il Nostro pare trovare un pur rapido momento di soddisfazione: le trote sono piccole e scarse e le tre fatte pescare sono state subito messe a marinare.


Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo sinlarissimo Domino Duci Ferrariae. Ferrariae.

Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Alla mia giunta qui trovai che questi banditi del Costa da Ponteccio con li figliuoli di Pelegrin dal Silico et alcuni lombardi de la factione di Virgilio da Castagneto erano in numero di circa sessanta in Grafagnana; li quali, oltre a quello che havevano fatto fin a quel dì, di che il Capitano mi dice haver avisato vostra excellentia, di poi erano stati a Salacagnana, et havevano preso un homo da bene detto Capello, e l’havevano menato via legato e poi amazzato. Parendomi gran carico mio et ancho di vostra excellentia patire stessino qui così senza contradictione alcuna, molte volte confortai questi di Castelnovo che volessino porsi insieme et ire a cacciarli, il che mai non poteti impetrare, come quelli che non si fidano l’uno de l’altro, e dubitavano che con intelligentia de la parte taliana fussino nel paese. Io pur mi deliberai di far il debito mio, e menai pratica con gli homini di Sillano, li quali soli di tutta questa provintia gli havevano mostrato il volto et erano stati seco alle mani, che luni matina prossimo passato si trovassino a Camporeggiano con cinquanta de li suoi, che io mi troverei qui con quelle persone che potrei fare più presto; poi la sera inanzi mandai comandamenti ne la Vicaria di Trassilico, che quelli che potevano portare arme la matina del lunidì fussino a Camporeggiano. E così senza far motto ad alcuno la matina del lunidì ne l’aprire del giorno, con una gran pioggia, mi partì’ da Castelnovo con li balestrieri, cioè 10, ché’l capitano loro con uno altro balestriero restò ferito a Castelnovo; et havendo su la meza notte mandato a chiamare li homini di Turrita, villa qui più proxima, con numero di circa quaranta persone me n’ andai a Camporeggiano, credendo di trovarvi li homini di Sillano; ma quelli villani non s’erano più mossi, come nulla appertenesse loro questa cosa; tutti gli altri comandati vennero a pezzo a pezzo. Fu forza mandare a chiamare questi di Sillano, senza li quali non mi pareva di poter far cosa che stesse bene, perché sono armati e da far qualche expeditione, ché gli altri erano da fare in loro poco fondamento. Mentre ch’io facevo questa indugia, li avisi de li homini di Castelnovo andavano in volta, li quali più ad agio mi dà l’animo d’investigare e di trovare. Finalmente venero quelli di Sillano, in circa sei persone, e mi fêro certa scusa infangata che non m’havevano bene inteso, e poi mi certificaro che tutti li lombardi, insieme con Philippo Pachione, Bernardello e Baptistino Magnano, s’erano partiti e tornati di costa da l’alpe, e Bertagnetta e tre altri da Pontecchio, partiti in discordia da li compagni, si trovavano a Pontecchio, et erano certi che erano avisati e che non aspettariano, e che s’io volevo andare per bruciar le case sarei causa di far bruciare la metade di questo paese; e così quelli da Camporeggiano e tutti gli altri mi pregavano che io non bruciasse, ch’io sarei causa de la ruina di questo paese. Per questo, e perché mi vedevo essere stato tardo per pigliarli, e perché vedevo che nessuno mi seguiva volentieri, e che sul fatto, quando accadesse qualche contrasto, sarei abandonato, come già due volte sono stati li balestrieri (l’una da quelli di Castelnovo contra li barghesani, l’altra da quelli di Camporeggiano contra li banditi), mi parve di licentiare la gente. Sùbito mi furon ambasciatori di quelli banditi da Ponteccio, li quali mi pregavano come per la qui inclusa di Bertagnetta vostra excellentia potrà vedere. Io per nessun modo son per farli tal salvocondotto: ben son per darli bone parole e vedere di assicurarlo alquanto, se mai potessi fare con astutia quello che non posso per forza. Io havevo avisato il Commissario di Frignano e Signori Luchesi, il commissario di Fivizano et alcun altri, che a me pareva che fussino buoni per serrare li passi quando questi ribaldi volesson fuggire; ma mentre c’ho tardato a dar questi avisi (che non ho potuto far sì secreto che li fautori suoi, cioè tutti questi de la parte taliana di Castelnovo, non se ne sieno aveduti e non gli habbiano avisati), si sono levati, come ho detto, e tornati in Lombardia. Io voglio che vostra excellentia intenda ogni cosa, acciò che possa pensare et avisarmi come mi ho da governare, ché veramente, se non ci si fa qualche buona provisione, questa provincia anderà di male in peggio, et a vostra excellentia non resterà altro che’l titolo di esserne signore, ché la signoria in effetto sarà di questi assassini e dei capi e fautori c’hanno in questa provincia e specialmente in Castelnovo. Hieri, essendo a Camporeggiano, feci chiamare il parlamento generale e proposi tre cose: l’una che fussino contenti di conferire con l’altra provincia ad accettare quindici o venti fanti scoppieteri appresso a gli balestrieri che ci sono, e pagarli per un mese o per dui, finché questa provincia si riducessi in tranquillità e sicurezza. Questo non ho potuto con alcuna persuasione fare che vogliano accettare; anzi si sono levati in piedi alcuni vecchi, et hanno cominciato a ricordare li tempi passati et a dolersi che, contra li capitoli c’hebbeno quando si detteno alla casa da Este, vostra excellentia gli habbia dato la grevezza de li balestrieri, allegando che prima si solevano tenire ne le ròcche li castellani, il stipendio de li quali esse communità paghano, senza alcun loro utile, e che detti castellani erano obligati a tenere chi dui, chi tre, chi quattro famigli, de li quali famigli poi si soleva prevalere il commissario, e che questi erano più temuti et erano più atti a tenere quieta la provincia che non sono li balestrieri. Io risposi loro quello che mi parve conveniente; ma finalmente non ci fu homo che volesse consentire di crescere spesa, ma più presto instavano che questa spesa de li balestrieri se levasse lor da dosso, o almeno che li denari con chi si pagano li balestrieri fussino spesi in tanti fanti, che saria pur più numero, et in questi sassi niente vagliono li cavalli, e che li fanti più quietamente, e per sentieri e per balze, di notte e di giorno, si potriano condurre in luoghi dove non ponno ire li cavalli. Questo lor parere ho voluto scrivere: vostra excellentia lo intenda, e poi faccia il suo. Io li proposi appresso che si facesse un battaglione di ducento o di trecento fanti ne la sua Vicaria, distinto sotto li suoi capi, e che se gli desse l’arme, o scoppietti o balestre o picche, con che fussino sempre apparecchiati a poter obstare quando lombardi o altri forastieri, volesson lor dar noia: ché di voler fare io per mezo del suo aiuto alcuna executione contra banditi o deliquenti son ben certo che non mi succederia. Questo rimaseno contenti di voler fare, e così ho cominciato a darli principio; son quattro vicarie: mi sforzerò di fare che ciascuna faccia il suo, per potermene valere almeno contra l’insulti di forastieri. Io fece lor la terza proposta, che mi dessino authorità di poterli obligare di 25 ducati per persona di deliquente, perché intendevo di metter taglia a questi assassini, e proposi che non volevo che alcuno di essi rispondessi in voce ma secretamente con le fave, acciò che particularmente non potessino essere notati e per questo offesi da li banditi, de li quali ero certo che havevano molto più paura, e gli havevano in maggiore observantia e gli prestavano più ubidientia che a vostra Signoria. Li sindici furon li primi a rispondere che davano l’authorità di questo a gli Otto, sì come a quelli ne li quali era rimesso di poter spendere quello de le communità a lor modo. Gli Otto risposero che erano certi di tutti otto essere morti se facevano questo. Io mandai per le fave per far balottare la cosa: si cominciaro a levare in piedi et ad uscire del consiglio catervatim, dicendomi che non volevano intervenire a questo, perché erano certi che li banditi gli havrebbono tutti per inimici e che se ne vendicariano, sol per questo che havessino consentito che tal cosa si ballottasse. Hor vostra excellentia può comprendere in che paura è tutto questo paese per sei o dieci ribaldi che ci sono. Ultimamente gli Otto che mi sedevano più appresso mi disseno che havriano di gratia di pagare questa taglia, fatto che fosse l’effetto, ma che non volevano essere authori, ma che più presto voleano mostrare essere sforzati da vostra excellentia, e che saria bene che quella mi desse per una sua lettera commissione, o per una grida emannata da quella, ch’io mettessi taglia a questi ribaldi, e l’uno che amazzasse l’altro uscisse di bando et appresso guadagnasse dieci ducati, ché fariano più conto del danaio che d’essere rimessi. Vostra excellentia hora consideri il tutto e mi significhi, ch’io per me, senza l’aiuto e consiglio di quella, non so che mi faccia. Per satisfare a quella di quanto ella mi commise, de li prugnoli e de le trote, passando da Montefiorino e ritrovandovi il Commissario di Sextola, feci che sùbito spazzò un messo con certi pochi prugnuoli che erano ivi apparecchiati per lui: e credo che vostra excellentia gli habbia havuti. Io ho fatto sùbito pescare a trote, e fin qui non ho potuto havere se non tre assai picciole, le qual sùbito ho fatto amarenare: se n’havrò prima ch’io spazzi il messo de l’altre, le manderò insieme; se non, vostra excellentia si contenterà di queste poche: l’aque son in questo paese anchora fredde, di sorte che non se ne può pigliare. Ho li messi fuore per trovare de li prugnoli: se ne potrò havere li manderò insieme; ma questo paese è molto più alto che’l Frignano, e per questo più tardo a produrre le cose, sì che vostra excellentia mi excusi s’io non posso fare al presente quanto è il mio debito e desiderio. Altro non occorre: in buona gratia di quella humillime mi raccomando. Castelnovi, 15 aprilis 1523. humillimus Servitor Ludovicus Ariostus. Appresso mi ero scordato di dire ancho a vostra excellentia che tutto il Consiglio di Camporeggiano mi pregava ch’io facessi a questi banditi salvo condotto di star nel paese, dando essi sicurtà secondo che per la lettera loro inclusa propongono: io risposi che questo non ero per far senza saputa di vostra excellentia, e che gli ne darei aviso. Vostra excellentia debbe ancho saper questo, che per derisione de l’officio questi banditi, quando erano tutti insieme, prima che si partisseno del paese fecero far una grida che promettevano di donare ducento ducati a chi desse lor ne le mani vivo il capitano vicecommissario, e cento morto: così m’ha detto esso capitano che l’ha per cosa certa.

METADATI

  • Mittente: Ludovico Ariosto
  • Destinatario: Alfonso I d’Este
  • Data: 15 aprile 1523
  • Luogo di spedizione: Castelnuovo
  • Collocazione: ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 17.