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Lettera 3

Ferrara, 7 settembre 1509, al cardinale Ippolito d’Este

Ippolito si trova a Padova per la guerra contro Venezia accanto ai collegati di Cambrais. La lettera del familiare Ariosto lo informa sugli avvenimenti e il clima politico ferrarese, perché non venga accusato dal suo signore di negligenzia. Ariosto riferisce del fallimento di un certo Beniamin Hebreo da Riva, che aveva avuto un prestito ad usura da altri ebrei forestieri (la pratica dell’usura era particolarmente praticata dagli ebrei nella Ferrara del Rinascimento). Nella seconda parte della lettera si dà conto del raccolto di vino e di frumento e del timore di molti abitanti di Adria. Vedendo crescere il livello delle acque del Po, questi temono un attacco dei veneziani e per questo motivo si preparano a riparare a Ferrara.


Illustrissimo et Reverendissimo domino meo unico domino Cardinali Estensi etc. In Castris Caesareis.

Illustrissimo Signore mio. Per exequire quanto Vostra Signoria mi comette, io mi sforzarò de intendere quelle nove che saranno possibili da intendersi, e de giorno in giorno ne terrò avisata quella. Al presente si parla assai per Ferrara de Beniamin Hebreo da Riva, che ha fallito de 14 mila ducati, che havea da altri hebrei forasteri a guadagno; e questo, per havere esso credito col Conte Ranaldo Sacrato e col conte Hieronymo Roverella e con altri de qualche migliaro de ducati, che non pò exigere. A Ferrara sopra de questo si dicono molte ciance: che è stato il Duca, che, havendo inteso che havea molti denari de Christiani ad interesse, ha voluto sapere chi sono questi che per suo mezo prestano ad usura, et ha voluto tôrgli tutti questi denari che erano de Christiani usurari; e la fama, subvertendo la veritade, dice ch’el Conte Ranaldo prefato havea su quel banco duo mila ducati a guadagno, e così molti altri che si nominano. Pur Marco Marighella, al quale in queste cose si pò dar fede, me ha certificato esser così come prima ho scritto; e m’ha detto anchora che molti argenti de Vostra Signoria sono su quel banco, et avenga ch’el Signore Duca habbia fatto il salvo condutto a Beniamin, pur non vi sono molto securi, perché un giorno se ne potrebbe fugire. M’ha detto anchora Marco che stanno in pericolo de fallire de li altri apresso, perché siamo a un tempo che ciascuno c’ha denari fuora cerca de ritornarseli in borsa. Per li denari che ha dimandato il Duca in prestito ad alcuni particulari, si teme per la citade che non segua in generale; anzi ho odito dire, benché io creda che sia falso, che vol mettere una còlta sul commune de cento mila ducati, e de questo si fanno diversi parlamenti fra il populo, che niuno se ne contentaria. In tutto lo ferrarese è tristissimo recolto de vino, adeo che vale 14 e 15 lire la castellata; il formento è a 12 bolognini il staro: quelli che ne hanno da vendere stanno in speranza che debbia incarire molto. Per quanto io ho vedute alcune lettere de alcuni che habitano Adria, in quella terra, e così in tutte quelle ville che sono ne l’extremità del Po e presso la marina, si sta con gran suspetto che, crescendo l’aque, Venetiani non li assagliano con l’armata, più presto per robarli e farne preda e stracio per l’odio che ci hanno che per havere animo de tenerli; et alcuni de detti lochi se hanno già facto provisione de case in Ferrara, dove salvino le persone e meglioramenti loro. Receuta ch’io ho la lettera de la Signoria Vostra, ho dato a quella questi pochi avisi, qualunque se siano, per non essere imputato de negligentia: de giorno in giorno starò attento e farò ogni instantia de sapere, e praticarò più alla piaza che dopo la partita de Vostra Signoria non facevo, e de ciò che me verà noticia le ne darò aviso. Alla quale, post manum oscula, humiliter mi racomando.

Ferrariae, — Septembris MDIX.
Illustrissimae Dominationis Vestrae
Servitor fidelis Ludovicus Ariostus.

METADATI

  • Mittente: Ludovico Ariosto
  • Destinatario: Ippolito d’Este
  • Data: 7 settembre 1509
  • Luogo di spedizione: Ferrara
  • Collocazione: ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 1.