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Lettera 97

Castelnuovo, 7 luglio 1523, al Duca Alfonso I d’Este

Si tratta di una lettera a metà tra un resoconto sulla grave situazione in Garfagnana e uno sfogo al Duca, che suggerisce di frequente al suo commissario di essere più risoluto ma che, proprio a causa dei suoi continui richiami, non fa altro che rendere Ariosto più cauto e incerto. La lettera si apre con le lamentele per i continui omicidi nelle terre lucchesi, che hanno indotto Ariosto a proporre agli Anziani di Lucca di unire le forze per porre rimedio alla grave situazione; medesima proposta il Nostro ha fatto al capitano di Barga, ma finora né da una parte né dall’altra è «uscito alcun buono effetto». Ariosto informa poi il duca sulla controversia riguardante i confini tra gli abitanti di Vagli e quelli di Pietrasanta, e tra i paesi di Gello e Vallico per l’avvenuta razzia di bestiame, per cui gli abitanti di Vallico continuano a lamentarsi e minacciano vendetta. Ariosto confessa al Duca che egli sarebbe certamente più fermo nelle sue decisioni se non fosse di continuo frenato dagli ammonimenti del suo signore che lo invitano invece alla prudenza: anche se fosse un leone, leggendo le lettere del Duca, diventerebbe un coniglio.


Illustrissimo et excellentissimo Domino D. meo singularissimo Domino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.

Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Ho havuto la ratificatione di vostra excellentia di quanto quel commissario di Signori luchesi et io havamo concluso, e così sùbito l’ho mandata a sue Signorie insieme con una mia, per la quale molto mi dolgo e lamento de li assassinamenti che in queste confine tra la lor iuridictione e nostra, ogni hor da li loro, hor da li nostri subditi son fatte; di modo che pochi di questi che tornano di quel di Roma o di Siena da lavorare passano che non sieno spogliati e predati. Io li ho pregati che mandino il lor bargello per qualche giorno a star a Gallicano, luogo qui vicino a quattro miglia, acciò che insieme con li nostri balestrieri possiamo o pigliare o dar la caccia a questi ladri. Di questo medesimo ho scritto anchora al capitano di Barga, e m’ha risposto haverne scritto a’ suoi Signori, e che circa a questo ha strettissime comissioni da loro; pur né di qua né di là vegho anchora uscire alcun buono effetto: io non starò d’instare, solicitare et importunare. Circa alla differentia de gli homini di Vagli con quelli di Pietrasanta, quello che vostra excellentia ha scritto a Fiorenza et a Roma non credo che possa se non giovare. Questi homini dovevano venire a Ferrara, e portare lor instrumenti e contratti, e chiarire la mente di quella che ad essi è fatto forza e violentia et ingiustitia, da quel Capitano di Pietrasanta: il quale, secondo che mostra per l’opere, debe essere homo di poca ragione, ché non solo mai non ha voluto restituire le bestie che furon tolte, e tolte sul nostro, ma poi parte n’ha fatto amazare alla beccaria, et il resto vendere all’incanto per ventiquattro ducati; ma questi homini di Vagli mai non si sono potuti accordare di trovare li danari da pagare un messo che venisse a vostra excellentia, e stanno pur in questa ostinatione, che vorebbon ch’io dessi loro licentia di far all’incontro represaglia d’homini e de bestie che càpiteno dal canto nostro. Io gli ho pur tenuti in freno, facendo lor sapere che faranno cosa che dispiacerà a vostra excellentia; quel capitano non resta di minacciar che se li nostri saranno arditi di levar pur una capra de le loro, anderà a bruciar Vagli. Questi di Vagli cognoscono che per sé non sono possenti a resistere a quelli di Pietrasanta, e voriano che se si attaccassi la zuffa io li soccorressi: ma io che homai cognosco la natura de li grafagnini, che con tutti li comandamenti del mondo non ne potrei far movere uno a simil cose, ché già n’ho fatto più d’una experientia, ellego per minor danno e minor vergogna confortare li nostri a star con la testa rotta, e ricorrere a vostra excellentia per consiglio. Contra li subditi di Luchesi, per la differentia c’hanno li nostri da Vallico con loro, si potria essere più audace, perché li nostri subditi, massime quelli di Vallico, mostrano haver poca paura di quelli di Gelo, et ancho fanno poca estima de li signori di quelli: ma io son stato rispettivo a non li lasciar fare, perché le lettere ch’ogni dì mi vengono da vostra excellentia sempre mi tolgono ogni ardire, e mai non sento altro se non che io vada destramente, e che io non attizzi li galavroni, di modo che par che vostra excellentia non pur habbia rispetto alli signori de le città, ma anchora alli villani de le montagne di Reggio; sì come a’ dì passati, essendo stata fatta quella preda di tanta quantità di pecore da li seguaci di Zan Iacomo Cantello e di Domenico d’Amorotto, e per questo li homini qui de la Pieve haveano ritenuti certi muli d’uno da Castelnovo di Regiana, et io di questa cosa havendo dato aviso, sùbito mi à stato rescritto che senza dilatione alcuna io faccia restituire questi muli, e che io non attizzi li galavroni, sì che parea che non li facendo restituire sùbito io dovesse havere qui il campo del papa: ma io li havea già fatto restituire, ma ben con sicurtà di rapresentarli o di pagarne la valuta ad ogni mia requisitione. Queste lettere, et altre simili a queste, mi tolgono l’ardire, e mi fanno havere quel tanto rispetto e quel che mi fa essere tenuto troppo timido, che vostra excellentia in me riprende per la sua lettera: ché da un lato haver poca forza e poco braccio all’officio, et essere capo de subditi che non sono (cioè questi altri a chi non s’appertiene) per seguitarmi in alcuna impresa dove si maneggi arme; e da l’altra parte essere tuttavia admonito e fatto pauroso da le lettere di vostra excellentia, e sempre dettomi ch’io soporti e ch’io proceda con prudentia e dexterità, son sforzato che s’io fossi un leone io diventassi un coniglio. Questi di Vallico, quando la lettera di vostra excellentia è giunta direttiva alli Signori luchesi in favor loro, già havevano mandato suoi imbasciatori per questa causa a quella; ma, pur che sian venuti, non è male, chè meglio informeranno vostra excellentia del bisogno. Anchora ch’io n’habbia scritto, non starò di replicare che questi homini a chi son state levate le bestie son di mal animo, e mi dicono gagliardamente che se non le rihanno per favore e mezo di vostra excellentia, si deliberano di non stare in questa perdita, e si rivaleranno su gli homini di Lombardia, dove potranno, se ben fusson certi di perdere, non che la roba, ma la vita. Io ho scritto di questa cosa più volte al Cantello et a Domenico: mostrano ne le lor risposte che sua non sia la colpa, e che gli ne rincresca; ma poi non mi pare che l’effetto si accordi con le parole. Si va pur dicendo che questa armata di Francia si vede in mare, e chi dice ottanta e chi cento vele; ma io non ho certo authore: questa è ben certezza ,che tutte queste terre da mare ne stanno in gran sospetto. A vostra excellentia mi raccomando.

Castelnovi, — Iulij 1523.
Servitor Ludovicus Ariostus

METADATI

  • Mittente: Ludovico Ariosto
  • Destinatario: Alfonso I d’Este
  • Data: 7 luglio 1523
  • Luogo di spedizione: Castelnuovo
  • Collocazione: ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 27.