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Lettera 144

Castelnuovo, marzo 1524, al Duca Alfonso I d’Este

In questa missiva piena di riferimenti burocratico-amministrativi vengono riportati gli sviluppi della causa fra Pier Morello e il Pisanola. In particolare, nella descrizione della procedura seguita da Ariosto ad illustrazione del suo corretto operato, l’andamento elencativo, unitamente al reiterato riferimento all’oggetto in questione (la «gabella»), ricorda quasi il tono di un atto giuridico o notarile. Emergono inoltre gli stratagemmi messi in atto dai contendenti nella speranza di avere migliori possibilità di vincita della causa, quali la richiesta che il processo sia avocato prima a Lucca (da parte di Ariosto) poi a Ferrara (da parte di Morello), nonché la difficoltà dei garfagnini ad emettere sentenze contro concittadini precedentemente in carica nelle magistrature locali, assieme al supremo potere decisionale del Duca a cui tutte le questioni, in ultima istanza, sono demandate.


Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo singularissimo Domino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.

<Illustrissimo et eccellentissimo Sig>nor mio io credo che l’exhibitor di questa m. Iacomo Pisano <si lagnerà che la> causa che già molto tempo pende fra lui e Pier Morello <non sia st>ata condotta a fine. E perché vostra excellentia non creda che la <colpa sia> mia, io le fo intendere come havendo io chiamato li <quattro> deputati sopra la gabella, alli quali et insieme a me la causa <fu comm>essa, e ben veduti e considerati li capitoli de la gabella, <e p>igliato informatione da tutti quelli che per li tempi inanzi erano stati <cond>uttori di essa gabella, e da quelli c’haveano ricordo di poi <che t>al gabella fu constituita fin al dì d’hoggi; et essendo benissimo se m. Iacomo doveva essere absoluto o non da la p<etitione di> Pier Morello, solo ne restava un dubio: se la parte <perden6gt;te dovea essere condennata ne le spese o non. Né essendo <li qu>attro né io iurisperito, si accordamo di domandare, <sopra> questo dubbio, consiglio; e perché li capitani iurisdicenti <de la> provincia vedevamo sospetti alle parti, deliberato <di mand>are il processo a Lucca, sì come in luogho donde più <presto> haveressimo risposta che da Ferrara, la quale ci pareva <troppo> rimota. In questo tempo Pier Morello, o difidandosi che da <Lucca> il consiglio venisse per lui, o pur desiderando di mandare <la cosa> in lungo, hebbe ricorso a Ferrara, e fece venire una lettera <la quale> commetteva che per modo alcuno io non avessi <a decidere> secondo il consiglio di Lucca, ma che volendo consiglio lo man<dassi> a domandare a Ferrara. Per questo io domandai il processo <alle p>arti per mandarlo a Ferrara: e prima questo mastro Iacomo <ri>spose che non voleva dare la sua coppia, perché non cavea <piacere> che la sua causa fosse veduta da altri che da quelli alla <quali il> Signore l’haveva commessa, cioè da me e da li quattro; <Pier More>llo non voleva dare se non quelli acti che erano ; per questo io non ho fatto altro, se non che mi sono ass<unto l’impegno di> accordarli; ma Pier Morello non vòlse venire <ad accordi. Gli> homini di Castelnovo malvolentieri vengono a dar <sentenzia contra> li quattro che erano l’anno passato, per non far danno a <l’una parte o> a l’altra. Pur quando vostra excellentia mi liberi ch’io sententi <secondo> la prima commissione, cioè secondo il parere de li quattro, io e<xpedirò la> cosa sùbito. Quando ancho le paia che si pigli consiglio a F<errara>, mi commetta ch’io astringhi l’una de le parti o pur amen<due in>sieme a far levare il processo, ch’io lo mander<ò a vostra excellentia: in> buona gratia de la quale mi raccomando.

Castelnovi, <. . Martij> 1524.
Ser<vitor Ludovicas Ariostus>.

METADATI

  • Mittente: Ludovico Ariosto
  • Destinatario: Alfonso I d’Este
  • Data: marzo 1524
  • Luogo di spedizione: Castelnuovo
  • Collocazione: ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 58.