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Per lo studio e la trascrizione degli otto dei nove autografi boiardeschi, si sono seguiti i precedenti editori, adottando i criteri dell’edizione Mengaldo e alla quale si è affiancata l’edizione di Monducci-Badini per un’analisi più dettagliata.
Gli interventi relativi alla trascrizione, perciò, sono i medesimi adottati dal Mengaldo nella cui edizione conserva fedelmente la grafia degli originali, ad eccezione di interventi minimi riportati di seguito:
1) adeguamento all’ uso moderno per le maiuscole e minuscole.
2) uso della punteggiatura più opportuna (ma con l’intenzione di rispettare, e talvolta sottolineare, la particolare sintassi giustappositiva e burocratica di questi documenti) e degli indispensabili segni ortografici e diacritici.
3) resa con et delle sigle relative.
4) distinzione di u e v.
5) separazione e unione delle parole.
6) conservazione tale quale delle preposizioni articolate.
7) trascrizione fedele dei nomi propri, particolarmente i composti; per il nome del Boiardo sono state uniformate le varie grafie (spesso Matheusma, Matheusmaria, ecc.) mantenendo sempre separati i due componenti, in omaggio anche alla grafia delle autografe, che è Mattheus (o Matthaeus) M.a.
8) eliminazione di j quando non sia semivocalica, latineggiante, sostituita con i; si mantiene la finale -ij (come Regij) nella forma -ii, sia per i plurali dei nomi in -io sia per le forme verbali come sij, dij, mentre la si riduce a -i nelle grafie come glij, darglij.
9) scioglimento tra parentesi tonda per le parti delle parole indicate dal segno di abbreviazione, “interpretando” quando la parola compare per intero (le abbreviazioni sono comunque presenti in misura minore negli autografi):
• scioglimento delle tipiche abbreviazioni della lingua scritta burocratica dell’epoca, come V., V.ra, V.a e simili con Vostra; oppure Ill.mo, che potrebbe stare per Illustrissemo o Illustrissimo (senza contare l’alternanza tra s doppia e scempia) sciolto senza contrassegnare con le parentesi tutte le volte che il dubbio sulla unicità della forma abbreviata fosse inesistente o minimo.
• C.a corrispondente a circa, circha; dcto, dco = dicto; fco = facto; ho= homo; Sig.re = Signore; magro = magistrato; mess. = messere; Potate = Potestate; pnte = presente; sncia = sentencia; abntia = absentia; judict/ne = jurisdictione (e in generale -c/-t/ne = -cione/-tione).
• incertezze restano soprattutto nel caso delle desinenze degli infiniti dei verbi, scritti -ē che possono stare per -er o per -ere.
10) eliminazione dei dittonghi ae/oe, usati irregolarmente e spesso in grafia iperculta.
11) eliminazione della h etimologica o pseudoetimologica, fuorché nei casi in cui nella grafia odierna riveste valore diacritico (nei quali è restaurata anche dove manchi, per esempio in voci del verbo avere); i casi in cui ricorre la h latineggiante sono i soliti del sistema grafico del tempo (hogi, hora).
11) frequenza dei nessi ch, ph, th (focho/foco e locho/loco). Invece, per la scrittura latineggiante del nesso ct bisogna distinguere: nelle Lettere autografe Boiardo tende ad evitare la grafia latineggiante che, al contrario, è di norma nelle non autografe.
12) mantenimento di x, per varie ragioni: valore di allusione culturale-stilistica, impossibilità di renderla con la scempia in posizione intervocalica, ecc.
13) rigoroso rispetto dei fatti grafici più strettamente legati alla fonetica dialettale o comunque condizionati da una situazione di ibridismo scontro dialetto-lingua letteraria, e cioè:
• tutti gli scempiamenti consonantici e i relativi raddoppiamenti ipercorrettivi.
• la n palatale (gn) nelle voci del verbo cognoscere e composti.
• il diagramma qu in equale.
• quanto al perfetto di potere è data sempre pòte/puòte, forma di perfetto ben nota e dominante al Nord anche oltre quest’epoca, e non poté/puoté.

Nelle corti di fine Quattrocento, le relazioni tra i diversi centri favoriscono la formazione di una lingua di comunicazione interregionale in cui toscano e latino cooperano a sprovincializzare il volgare locale. Anche la lingua cancelleresca orientata al latino e adottata dal Boiardo nei suoi documenti contribuisce al processo di smunicipalizzazione; il volgare per Boiardo è ormai “italiano”. Il Boiardo ricorre spesso all’ibrida koiné padana (in termini come merchori, febraro) in cui si sommano forme locali, dialettali italianizzate, latinismi grafici, lessicali e semantici e soprattutto termini dell’uso giuridico. La toscanizzazione della lingua amministrativa si esplica perfettamente nelle scritture d’ufficio dell’autore. L’unione di queste molteplici forme lessicali (latino, dialettismi, influssi padani e toscani) viene ben sintetizzato dallo studioso H. F. Woodhouse dell’Università di Cambridge il quale, prendendo in esame la lettera CXII (n. 6 del presente lavoro) scrive: «The absence of double consonants is the feature most repeatedly in evidence (trombeta, fano, etc.), and Boiardo’s uncertainty is corroborated both by false duplications (dicendolli, querella) and by oscillations in spelling (Quadreto/Quadretto; cittadini/Citadella). The lack of Tuscan diphthongization i salso noticiable in certain forms (locho, Diveto, soi), to be set against the occasional diphthong of a non-Tuscan type (tuorli). Discrepancies between palatal and assibilated consonants are perhaps under-rappresented by the opposing examples of guanzata and satisfacione (though the sibilant element in lasserò is most naturally to be taken as a provincialism as well); and it is somewhat surprising to find that the future termination coincides in each case with Tuscan norm havrò, lasserò, expetterò; but sarà in particular is untypical in Boiardo). On the oder hand the northern preference for e instead of a Tuscan i in pre-tonic position is clearly attested (impregionato, securtate, etc; and also de, me); while other isolated features, such as the quality of the tonic vowel in sira or the value of the initial consonant in gitone, are even more characteristic of a regional pattern of speech. The ingrained Emilian character of the sample text is then reinforced at the morphological level bu number of dialectal or al least colloquial details, and most notably the use of sua and soi as third plural forms (paralleled also by the pronoun in mancharli). At the same time the artificial nature of the written koine is revealed in a number of latinized spellings (secundo, adviso, cum, etc.) as well as in the consistent series of unapocopated forms (Comunitate (twice), qualitate, securtate), which again stay closer lo Latin»
A livello morfologico troviamo tutti quei tratti che sono in progressiva regressione nelle scritture cancelleresche, ad esempio: monotongo prevalente negli esiti in -ero (cavalero, balestrero); normali le forme come cira, contra, fora; frequentissimo il possessivo settentrionale soi. Da notare il pronome personale obliquo lui come soggetto in posizione canonica, a dimostrazione che la lingua del Boiardo è saldamente ancorata all’uso vivo contemporaneo. Infatti, non siamo ancora giunti alla riforma che a partire da Bembo avrebbe promosso egli, ella, facendo retrocedere ai margini della correttezza grammaticale il tipo lui, lei.
Presenti, poi, forme latineggianti come cognoscere; il dittongo in forme come sieco; l’uso ci congiunzioni latine soprattutto per i nessi giuridici etiam, autem, tandem, ecc.; doppie improprie, che non hanno cioè aggancio nella pronuncia e che riguardano soprattutto la grafia di l (qualle); il tema -ar nel futuro e nel condizionale (passaranno).