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Lettera 128

Al Magnifico mio honorando m. Bon.ra <P>istofilo ducale secretario etc. In Ferrara.

Questo Coiaio, del quale ho scritto, sta pur in questa terra e si lascia vedere, e dubito che domani, che è il giorno del mercato, si farà vedere su la piazza. Io non posso pensare che questa presumptione venga da altro che sia qualche trama che, se li balestrieri si movano per ire a pigliarlo, di far lor danno e vergogna, e dar forse principio a qualche ordine già tramato con barghesani: io, fin ch’io non ho aviso da voi, son per serrar gli occhi, ché credendo di far bene non vorei far male. Quando il Signore nostro havesse buona intelligentia col papa novo e con fiorentini, e non dubitassi di cose nuove, saria di far di dui effetti uno: o mandar qui fin a 25 fanti, o scrivermi ch’io comandassi Bastiano, suo zio, e tutti li Coiai, cioè Nicolao, Bartolameo, e Fantino e Bernardino, tutti fratelli di Franceschino, dinanzi a sua excellentia, sotto quella pena che gli paresse, perché in casa loro si riduce e si è ridotto altre volte. Le alligate mandavo per uno da Molazana: ma è ritornato indrieto con le lettere, perché dice tra via havere inteso che’l Signore nostro si è partito da Reggio e va verso Milano; per questo io mando questo messo a posta, che vi venga a ritrovar dove voi siate: a Vostra Magnificentia et a m. Opizo et alli amici mi raccomando.

Castelnovi, 26 novembris 1523.
Ludovicus Ariostus.

Scrivendo il Signore ch’io comandi costoro a Ferrara, vi prego facciate che non paia a mia instantia, ma sì bene ch’io habbia avisato che questo Franceschino sia stato qui.